Il rudere

Mi aspettavi
vecchio cadente
seduto
sulle pietraie
di antiche solitudini.
Una sciarpa
di rovi
ti avvolgeva
il collo
e sulle spalle
ricurve
la lucertola
mostrava
verdi movenze.
Primavera
ti spargeva
viole
alle caviglie
e narcisi infilava
nel taschino
scrostato
del panciotto.
Cantava il cuculo
in odore
di selva
e bianche
infiorescenze d’olivi.
Venni
ad abbracciarti
fra intrichi d’ortiche
e nel tuo antro
di un tempo
svanito
una nidiata
di rondinotti
mi cinguettò negli occhi.

Graziella Cappelli 

2018-05-03T15:35:58+00:00

5 Commenti

  1. luisa bolleri 30 maggio 2018 al 11:28 - Rispondi

    Mi emozionano tutte le tue poesie, ma questa più delle altre. La solitudine umana trova conforto forse solo nella natura innocente e nei pochi ricordi buoni che ci portiamo dentro.

    • Graziella 30 maggio 2018 al 19:18 - Rispondi

      Cara Luisa, condivido il tuo pensiero, anche se rattrista. Grazie!
      Un abbraccio

      Graziella

  2. Lara swan 30 maggio 2018 al 16:19 - Rispondi

    È di una dolcezza disarmante…malinconica ed intensa …speciale emozione…
    Complimenti cara poetessa 🌹🌹🌹

    • Graziella 30 maggio 2018 al 19:20 - Rispondi

      Grazie, carissima Lara.
      Un abbraccio

      Graziella

  3. GIOVANNA GIORDANI 28 luglio 2018 al 21:12 - Rispondi

    Deliziosa!
    Gio

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